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    <title>minimalia - a weblog against ignorance</title>
    <link>http://minimoindispensabile.splinder.com/</link>
    <description>http://minimoindispensabile.splinder.com&lt;br/&gt;Feed by &lt;a href='http://www.blogitalia.it'&gt;www.BlogItalia.it&lt;/a&gt;</description>
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      <title> ...</title>
      <link>/post/18733358/Economy+for+dummies+ovvero+que#18733358</link>
      <description>Bertold Brecht disse che il vero crimine non &amp;egrave; rapinare una banca ma fondarla. Di questo tempo non riusciamo certo a dargli torto perch&amp;egrave; la crisi economica in atto &amp;egrave; il prodotto di una crisi profonda del sistema finanziario, in primo luogo quello americano.
Alla base di tutto c&#039;&amp;egrave; il debito. Cittadini e banche americane (ma non solo americane), presi da una &#039;strana&#039; euforia si sono indebitati fino al collo per finanziare consumi, investimenti immobiliari e finanziari.

&amp;quot;L&#039;eccesso di debito &amp;egrave; il peccato globale. Al 30 giugno 2008 il debito aggregato degli Stati Uniti (famiglie, imprese, banche e pubbliche amministrazioni) supera i 51 mila miliardi di dollari, a fronte di un prodotto interno lordo di 14 mila miliardi. The Economist aggiunge che l&#039;incidenza percentuale del debito aggregato sul PIL americano, ora pari al 358%, &amp;egrave; raddoppiata rispetto agli anni &#039;50 e &#039;60 ed &amp;egrave; superiore perfino a quello della grande depressione. Il segreto della Corporate America &amp;egrave; il debito che finanzia soprattutto i consumi. [...] Quando il granello di sabbia delle insolvenze dei subprime si &amp;egrave; infilato nell&#039;ingranaggio, il motore si &amp;egrave; fermato.&amp;quot; (1) 

Insomma, tutti - banche, cittadini, governi, imprese - hanno deciso di spendere ma con i soldi degli altri. Le banche si sono ficcate in investimenti molto rischiosi, tra cui il concedere mutui e prestiti anche a soggetti con alle spalle problemi nella loro storia di debitori. I cosiddetti mutui &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Subprime&quot;&gt;subprime&lt;/a&gt;, sono stati poi stati capitalizzati sotto forma di titoli, i cosiddetti titoli &amp;quot;spazzatura&amp;quot;, e rivenduti ai cittadini che intendevano investire i propri risparmi, senza essere informati dell&#039;alto tasso di rischio ad essi associato.
Come &amp;egrave; stato possibile tutto questo? Perch&amp;eacute; questa corsa all&#039;indebitamento?

&amp;quot;Quando i tassi d&#039;interesse sono decrescenti, e in certi periodi addirittura negativi se depurati dall&#039;inflazione e dai risparmi fiscali, il debito &amp;quot;costa&amp;quot; assai meno del capitale. [...] conviene dunque ricorrere il pi&amp;ugrave; possibile al denaro degli altri. Usando il debito come leva si ottiene il duplice effetto di aumentare a dismisura il rendimento di capitali propri impiegati e di moltiplicare le attivit&amp;agrave;&amp;quot;. (1)

Ma ogni cosa ha il suo rovescio. I soldi apparentemente &#039;facili&#039; nascondono sempre delle insidie.

&amp;quot;I debiti, rispetto al capitale hanno un costo certo [...] e i debiti fatti per consumare facendo il passo pi&amp;ugrave; lungo della gamba hanno una qualit&amp;agrave; inferiore a quelli accesi per lavorare e produrre reddito. Nel primo caso l&#039;insolvenza &amp;egrave; dietro l&#039;angolo&amp;quot;. (1)

Le banche si sono indebitate fino al midollo, gettandosi in investimenti ad alto rischio. Hanno investito in immobili ma ben presto il prezzo di questi si &amp;egrave; sgonfiato, riducendo il valore degli investimenti.
Ma un&#039;altra scelta si &amp;egrave; rivelata fatale nel momento in cui la bolla immobiliare &amp;egrave; esplosa e l&#039;insolvenza dei mutui subprime ha dato via a questa crisi. Alla fine degli anni Ottanta le banche d&#039;investimento americane (aziene private che usano il capitale fornito dai soci) hanno deciso di quotarsi in borsa, dopo che era stato abrogato il divieto a tale operazione. In un primo momento si &amp;egrave; trattato di una scelta vincente sotto molti aspetti.

&amp;quot;L&#039;entrata in borsa consentiva soprattutto di raccogliere un&#039;enorme quantit&amp;agrave; di denaro che, a sua volta, faceva aumentare le cifre che si potevano prendere in prestito per finanziare delle operazioni rischiose. Cos&amp;igrave; aumentavano anche i profitti. Con questo sistema, tra il 1995 e il 2007, le entrate della Lehman sono aumentate di sei volte e i suoi profitti di diciassette.
Sembrava che tutto filasse liscio ma per una societ&amp;agrave; entrare in borsa &amp;egrave; come fare un patto con il diavolo, perch&amp;egrave; significa esporsi minuto per minuto a un giudizio sul suo stato di salute&amp;quot;. (2)

E cos&amp;igrave;, non appena il valore delle azioni degli istituti quotati ha iniziato a decrescere, i soci hanno incominciato a interrogarsi su un possibile fallimento delle banche che detenevano i loro capitali e cos&amp;igrave; hanno iniziato a chiedere in dietro i loro soldi. Impariamo cos&amp;igrave; un&#039;altra parola fondamentale dell&#039;economia: &#039;fiducia&#039;. Indissolubilmente legata alla prima: &#039;credito&#039;. Non appena la fiducia viene meno, tutti corrono ai ripari e nessuno presta pi&amp;ugrave; denaro.

Il capitalismo ha nel mercato finanziario uno dei suoi organi vitali, come ha scritto Loretta Napoleoni su Internazionale dello scorso 3 ottobre. E questa crisi, che &amp;egrave; sostanzialmente una crisi del sistema creditizio, rischia di espandersi al mercato dei prestiti interbancari. E&#039; per questo che gli Stati europei hanno deciso di agire in maniera coordinata, garantendo&amp;nbsp;i prestiti interbancari fino alla fine del 2009. Per scongiurare il collasso globale dell&#039;economia.

In un&#039;economia globale, in cui gli investimenti non hanno confini, il crollo del sistema finanziario americano ha avuto e avr&amp;agrave; effetti drammatici su tutte le economie mondiali. Basti pensare solo che &amp;quot;migliaia di miliardi di dollari dei fondi asiatici pubblici e privati sono investiti in societ&amp;agrave; e propriet&amp;agrave; immobiliari americane, e i cinque maggiori investitori orientali coprono pi&amp;ugrave; della met&amp;agrave; del debito con l&#039;estero del governo statunitense. I fondi provenienti dall&#039;Asia sono uno dei principali puntelli delle spese pubbliche e dei consumi degli americani, il vero motore dell&#039;economia del paese. Considerato che la ricchezza dell&#039;Asia &amp;egrave; cos&amp;igrave; legata alla stabilit&amp;agrave; degli Stati Uniti, difficilmente ci sar&amp;agrave; una corsa a disfarsi delle azioni di Wall Street o dei buoni del tesoro americani&amp;quot;. (3)

Come evitare quindi l&#039;effetto domino? Fare in modo che nelle banche e sul mercato resti liquidit&amp;agrave; e che il cancro dei mutui subprime sia asportato? Il piano varato dal Segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Henry Paulson - cio&amp;egrave; l&#039;acquisto da parte dello Stato (ovvero i contribuenti americani) dei mutui spazzattura - &amp;egrave; stato in prima istanza bocciato dalla Camera dei rappresentanti. Accusato di essere una manovra da &amp;quot;stato socialista sovietico&amp;quot; per una tale massiccia ingerenza da parte di uno Stato nel libero mercato, il piano Paulson &amp;egrave; suonato a molti come l&#039;ennesimo aiuto pubblico agli squali di Wall Street. E in un certo senso &amp;egrave; cos&amp;igrave;. Anche se a Wall Street non hanno fatto tutto da soli.

&amp;quot;Come spiegare agli americani che la responsabilit&amp;agrave; &amp;egrave; anche loro, perch&amp;eacute; per anni hanno usufruito e abusato del credito facile e a buon mercato? I dati mostrano che gli Stati Uniti non solo si sono indebitati oltre misura ma anche la popolazione ha smesso di risparmiare.&amp;quot; (4)

Ma le banche hanno una responsabilit&amp;agrave; ben precisa. Mossi dall&#039;avidit&amp;agrave;, hanno offerto a migliaia di risparmiatori titoli ad alto rischio senza la necessaria trasparenza. E adesso che &amp;egrave; lo Stato a dover accollarsi l&#039;onere di questo prodotti spazzatura, sono in pochi a essere in grado di stabilire il loro reale valore di mercato. Lo Stato americano &amp;egrave; quindi deciso ad indebitarsi ulteriormente con i suoi contribuenti e con gli stati stranieri ma nessuno sa dirgli se stia comprando uova marce o prodotti che porteranno a un effettivo profitto.

Secondo alcuni osservatori non &amp;egrave; la prima volta che lo Stato americano Interviene a sovvenzionare le imprese private. Anzi, c&#039;&amp;egrave; chi sostiene (5) che si tratti di manovre all&#039;ordine del giorno negli States, che all&#039;improvviso appaiono meno liberal di quanto hanno voluto farci pensare. Infatti il sistema elettorale americano &amp;egrave; fittamente intessuto con il sistema delle lobbyes economiche, finanziatrici delle campagne elettorali dei politici. Il Piano Paulson &amp;egrave; solo un intervento gi&amp;agrave; sperimentato di dimensioni macroscopiche che non far&amp;agrave; altro che schizzare alle stelle il debito pubblico dell&#039;America, gi&amp;agrave; messo a dura prova dalla guerra in Iraq. 

Quindi, tirando le fila della questione, cos&#039;&amp;egrave; successo?
Delle banche si sono messe a giocare pensante in un mercato (dicono) privo di regole. Trascinandosi dietro cittadini un po&#039; irresponsabili un po&#039; vittime degli inganni di banchieri poco onesti. Francesco Giavazzi, in &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.corriere.it/editoriali/08_ottobre_09/giavazzi_53454fc8-95c1-11dd-86ba-00144f02aabc.shtml&quot;&gt;questo&lt;/a&gt; editoriale, dice che le regole non servono perch&amp;eacute; le crisi economiche sono endemiche al sistema del libero mercato e il libero mercato &amp;egrave; in grado di regolamentarsi da s&amp;eacute;.&amp;nbsp; Ma in verit&amp;agrave; il libero mercato non c&#039;&amp;egrave; perch&amp;eacute; se fosse davvero libero gli Stati starebbero a guardare invece di aiutare le imprese con sgravi fiscali, sovvenzionamenti e protezioni. Cos&amp;igrave; i contribuenti, o almeno parte di loro, finiranno per comprare le quote dei loro stessi debiti. Poi, trascorsa questa ennesima crisi, dei poveri uomini in cravatta e colletti bianchi, che non vedono altro che il denaro, torneranno a giocare davanti ai loro monitor fatti di numeri e grafici, indici e previsioni, realt&amp;agrave; che non esistono se non nella loro testa ma che chiss&amp;agrave; come riescono a condizionare l&#039;esistenza di miliardi di persone.

(1) Massimo Mucchetti, &amp;quot;Usa, i sette errori del capitalismo&amp;quot;, Corriere della Sera, 9 ottobre 2008
(2) James Surowiecki, The New Yorker tradotto da Internazionale, n.764, 3 ottobre 2008
(3) Walden Bello, The Nation, tradotto da Internazionale, n.764, 3 ottobre 2008
(4) Loretta Napoleoni, Internazionale, n.764, 3 ottobre 2008
(5) George Monbiot, The Guardian, tradotto da Internazionale, n.764, 3 ottobre 2008
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      <link>/post/18575282/Il+karma+del+corpo#18575282</link>
      <description>Ho ripreso i corsi in universit&amp;agrave;, mi alzo presto al mattino e il mio bioritmo &amp;egrave; ancora in fase di adattamento. Scopro l&#039;importanza del corpo - noi siamo corpo, prima ancora che mente - sento la sua fatica, i suoi bisogni, i suoi limiti.
Mi sono imbattuto in questo &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.komyoji.eu/testi_di_formazione.htm&quot;&gt;bellissimo scritto&lt;/a&gt;&amp;nbsp;sul corpo e sulle relazioni che la fisicit&amp;agrave; stringe con il nostro vissuto. Lo dedico a tutti coloro che percepiscono lo scarto che la cultura in cui siamo immersi ha operato nei confronti del corpo, ovvero del nostro essere pi&amp;ugrave; vero e immediato. A incominciare dalla visione schizoide della corporeit&amp;agrave; a cui la societ&amp;agrave; dell&#039;immagine ci chiede di prostrarci. Perch&amp;eacute; entrare in contatto con il proprio corpo significa abbracciare tutto ci&amp;ograve; che &amp;egrave; stato rimosso, riappropriarsi delle proprie emozioni, della propria naturale vitalit&amp;agrave; qui e ora. 
Buona lettura.
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      <link>/post/18500020/Qui+il+cinismo+non+%C3%A8+di+casa%2C#18500020</link>
      <description>A quei cronisti televisivi che commentano la notizia di un &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_23/finlandia_sparatoria_scuola_f4132200-894a-11dd-8235-00144f02aabc.shtml&quot;&gt;massacro&lt;/a&gt; con la stessa freddezza e la stessa voce cantilenante con cui parlerebbero dell&#039;andamento di qualche mercato azionario del cazzo, io gli spaccherei la faccia fino a farmi sanguinare le nocche. Se non altro, per farli entrare in contatto con la dimensione del dolore.
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      <link>/post/18495637/Lentezza#18495637</link>
      <description>Ho un problema con la fretta. Faccio difficolt&amp;agrave; a focalizzare un obiettivo. Lungo la strada maestra mi perdo&amp;nbsp;nei vicoli secondari che sbucano lungo il cammino.&amp;nbsp;Le scelte si moltiplicano, il tempo &amp;egrave; sempre meno.
Se pensi di non avere abbastanza tempo vivi in una condizione di mancanza e il risultato che ottieni &amp;egrave; che davvero non hai abbastanza tempo. Oggi ho cercato di fare le cose con calma. Domani cercher&amp;ograve; di fare lo stesso. 
Lentezza. Quando procedi con calma ti accorgi di cose che non avevi mai visto e sentito. Fuori e dentro di te. Il respiro che prima trattenevi in una specie di apnea ansiogena - ci&amp;ograve; che hai vissuto &amp;egrave; ancora in te, registrato nel nastro magnetico del tuo corpo. Risalire alle tensioni che irrigidiscono i muscoli in quella corazza che hai costruito negli anni per difenderti dagli attacchi della vita, &amp;egrave; come fare un viaggio nel tempo scandito dal fiato che lentamente si regolarizza.
Poi ti accorgi del brusio, un vociare intenso e continuo. Sei solo in casa, il televisore &amp;egrave; spento e non hai le allucinazioni. Allora chi diavolo sta parlando? Poi ti accorgi che sei tu, i tuoi pensieri che si affollano come in un ingorgo stradale, uno dietro l&#039;altro. Cercano pace, calma, in un continuo giustificarsi e rasserenarsi. Una nenia silenziosa, almeno fino a quando non ti accorgi di esserci immerso dentro.
Allora ti&amp;nbsp;cali sempre pi&amp;ugrave; nel respiro e nei movimenti del tuo corpo, cercando di convogliare quell&#039;energia altrove. Lentamente. Finch&amp;egrave; il vuoto finalmente trova spazio dentro di te.
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      <link>/post/18484452/Spie+come+noi#18484452</link>
      <description>Burn After Reading dei fratelli Coen &amp;egrave; un film ironico e molto&amp;nbsp;cattivo sulla stupidit&amp;agrave; umana ossia sull&#039;incapacit&amp;agrave; quotidiana di&amp;nbsp;vedere al di l&amp;agrave; del proprio punto di vista e dei&amp;nbsp;propri interessi. I personaggi che popolano questa strampalata commedia sono egoisti, dispotici, timidi, narcisisti, un po&#039; scemi&amp;nbsp;e alla fine totalmente impediti nel&amp;nbsp;prevedere le conseguenze delle loro azioni. Ma niente paura, su di loro c&#039;&amp;egrave; &amp;quot;mamma&amp;quot; CIA che veglia, pronta a sistemare ogni pasticcio.
Il registro narrativo tipico dei film di spionaggio (pedinamenti, telefonate, ossessione paranoica)&amp;nbsp;viene reinventato e stravolto in chiave comica se non addirittura demenziale perch&amp;egrave; alla fine non esiste nessun segreto ma solo la follia individuale che guida l&#039;azione dei protagonisti.&amp;nbsp;Intanto le alte sfere osservano, allibite. E forse la chiave del film sta proprio qui, in questo divario tra la gente comune, alle prese con le &#039;stupidit&amp;agrave;&#039; di tutti i giorni (il lifting, i rapporti exraconiugali, le cause di divorzio), e il mondo &amp;quot;dei grandi&amp;quot;, di chi muove le fila del mondo, che guarda con un occhio misto a compassione e incredulit&amp;agrave; alle sgangherate peripezie della gente comune (anche se neanche quelli dei servizi segreti sembrano essere delle aquile).
Grandi tutti gli attori, nel caricaturare innanzitutto s&amp;egrave; stessi. Su di tutti Brad Pitt e le sue occhiate da spia nella scena del ricatto con John Malkovich.

La frase del film (pronunciata nel finale, da un dirigente della CIA davanti al fascicolo che racchiude il rapporto sul caso chiuso): &amp;quot;Che cosa abbiamo imparato da tutta questa storia? Non lo so. Forse a non farlo pi&amp;ugrave;.&amp;quot;
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      <link>/post/18470733/Ci+voleva+tanto%3F#18470733</link>
      <description>&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://perlascandinava.blogspot.com/2007/03/e-l-marzo-bentornato-maschio.html&quot;&gt;Ecco&lt;/a&gt; una donna che finalmente&amp;nbsp;dimostra,&amp;nbsp;da un punto di vista assolutamente femminile, che la crisi del maschio c&#039;&amp;egrave; e che le conseguenze si vedono.

Ah, cos&amp;igrave;, come informazione di passaggio... I miei telefilm del momento sono &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.nbc.com/Life/&quot;&gt;Life&lt;/a&gt; e &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.sho.com/site/californication/home.do&quot;&gt;Californication&lt;/a&gt;.
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      <link>/post/18446947/I+fantasmi+dell%27inconscio+poli#18446947</link>
      <description>Un &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=22850&quot;&gt;editoriale&lt;/a&gt; di Pierluigi Battista apparso mercoled&amp;igrave; sul Corriere della sera mette in luce con estrema semplicit&amp;agrave; uno dei piccoli grandi mali della politica italiana.
Il ricatto dell&#039;identit&amp;agrave; &amp;egrave; il titolo dell&#039;editoriale. Il tema in questione &amp;egrave; il fallimento della Commissione bipartisan sullo Sviluppo di Roma dopo l&#039;abbandono del presidente Amato (&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.06blog.it/post/3854/salta-la-commissione-bipartisan-guidata-da-amato-sul-futuro-di-roma-lo-stop-dopo-le-parole-di-alemanno-sul-fascismo&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; potete trovare un&#039;efficace sintesi del perch&amp;egrave; e del &#039;percome&#039;).
Ancora una volta il presente politico dell&#039;Italia viene compromesso in nome&amp;nbsp; di un&#039;eredit&amp;agrave; storica tanto importante quanto asfissiante per gli sviluppi del dialogo tra i due principali schieramenti politici.
Scrive Battista: &amp;quot;Ci&amp;ograve; che doveva rappresentare il frutto di una nuova stagione post-ideologica si incaglia e si inabissa nella riattualizzazione di fatti accaduti circa settant&#039;anni fa.[...] La collaborazione tra personalit&amp;agrave; che mantengono intatta la loro differenza viene bollata ancora come &amp;quot;tradimento&amp;quot;. Il richiamo imperioso dell&#039;identit&amp;agrave; prende il sopravvento. Si dice che troppo spesso i morti afferrino i vivi: e infatti una commissione chiamata a elaborare progetti per una citta viva viene afferrata dagli spettri di un&#039;epoca sepolta. Il passato non passa ancora&amp;quot;.
Insomma, siamo ancora fermi al solito punto. Fascismo e antifascismo, buoni e cattivi. L&#039;ansia revisionista che d&amp;agrave; sfogo a ulteriori chiarimenti ma pi&amp;ugrave; spesso a nuovi fraintendimenti. Eppure precise scelte ideologiche, tese a chiudere i conti con il passato, sono state prese, da una parte e dall&#039;altra. Evidentemente le scelte riformiste di entrambi gli schiaramenti stentano ad essere accettate non solo da una larga parte dell&#039;elettorato ma anche da una buona parte dell&#039;entourage politico.
A quanto pare, staccarsi dalle ideologie che hanno accompagnato la politica italiana per quasi un secolo fa pi&amp;ugrave; male di quel che si poteva pensare. Per il semplice motivo che manca una nuova visione della realt&amp;agrave; da sostituire alla vecchia, e con essa le risposte ai problemi del presente. Nell&#039;incapacita di interrogarsi seriamente sul presente e sulle sue sfide,&amp;nbsp; di trovare nuove categorie all&#039;interno del quale descrivere la societ&amp;agrave; e la sua strada verso il futuro, gli schieramenti non riescono a fare a meno di trincerarsi dietro quelle posizioni ideologiche all&#039;interno delle quali si sono combattute le battaglie del passato. 
E&#039; evidente che ci troviamo di fronte a una nevrosi ossessivo compulsiva che affligge l&#039;intero apparato psichico della politica italiana, incapace di sbloccare il conflitto sepolto nell&#039;incoscio dei suoi rappresentanti. Nuova linfa dovrebbe arrivare dai giovani e favorire nuove prospettive, pi&amp;ugrave; slancio verso il futuro ma gli stessi giovani, arruolati ancora in nome delle vecchie ideologie, stentano ad abbandonare appellativi obsoleti come &#039;partigiano&#039; o &#039;camerata&#039;, simboli e visioni care alla visione&amp;nbsp;conflittuale e belligerante del passato. Intanto l&#039;uomo comune aspetta, nel mezzo, che lass&amp;ugrave; qualcuno si decida a cambiare strada, a rinnovarsi a incominciare dal proprio vocabolario e dal proprio linguaggio.
La domanda &amp;eacute;: quanto dovremo aspettare ancora perch&amp;egrave; la politica si riconosca nelle istituzioni e nei suoi strumenti, che gi&amp;agrave; di per s&amp;egrave; rappresentano la sintesi di quegli scontri che lacerarono il nostro Paese? Quanto si dovr&amp;agrave; attendere per una politica che abbia a cuore il destino dei propri figli anzich&amp;egrave; il ricordo dei propri padri?
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      <title> ...</title>
      <link>/post/18436165/Riconoscere#18436165</link>
      <description>Il passato &amp;egrave; quel lungo viaggio da cui noi tutti arriviamo. 
Perci&amp;ograve;, quando sei di fronte a un altro uomo, prova a domandarti: da dove arriva costui? che luoghi ha visto? che persone ha conosciuto? 
Perch&amp;egrave; tutto ci&amp;ograve; che ha vissuto &amp;egrave; ancora dentro di lui e influenza il suo modo di vivere qui, adesso.
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      <link>/post/18422429/La+fiducia+tradita#18422429</link>
      <description>&lt;p align=&quot;right&quot;&gt;&amp;quot;Per il mercante anche l&#039;onest&amp;agrave; &amp;egrave; una speculazione&amp;quot;
Charles Baudelaire&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fiducia. Quel sentimento di sicurezza che riponiamo in qualcuno o in qualcosa, facendo cadere le difese naturali che nutriamo verso tutto ci&amp;ograve; che &amp;egrave; estraneo, sconosciuto.
Fiducia fa coppia con frode e tradimento. L&#039;amore tradito ha ispirato fiumi di drammi veri o letterari. Il tradimento di legami pi&amp;ugrave; profondi ci ricorda eventi epocali della nostra storia: il bacio Giuda, la soffiata di Efialte alle Termopili, le pugnalate di Bruto&amp;nbsp; su Cesare. Dante, nella sua geografia infernale, distingue&amp;nbsp; tra la frode come menzogna verso chi ha con noi un rapporto generico e il tradimento vero e proprio commesso nei confronti di individui legati al traditore da specifiche ragioni (vincoli di sangue, giuramenti politici o patti d&#039;amore o d&#039;amicizia, ecc.).
Ma senza scomodare i grandi della storia e le loro cause, sappiamo che la fiducia &amp;egrave; un sentimento che sperimentiamo ogni giorno nella nostra vita perch&amp;eacute; &amp;egrave; alla base di ogni rapporto umano. Nel momento stesso in cui l&#039;altro non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; un estraneo, nel momento in cui siamo pi&amp;ugrave; o meno costretti ad entrare in relazione con qualcuno, noi incominciamo a dar vita a un processo di conoscenza che ci consenta di comprendere fino a che punto &amp;egrave; possibile abbassare le nostre difese e affidarci all&#039;altro. 
La formalit&amp;agrave; &amp;egrave; ad esempio quel terreno comune su cui due o pi&amp;ugrave; individui interagiscono tra di loro nel rispetto della riservatezza propria e altrui e dove avvengono quei processi conoscitivi che in qualche modo influenzeranno i loro rapporto e il grado di fiducia che ognuno di essi conceder&amp;agrave; all&#039;altro. 
Ma non sempre ci &amp;egrave; data la possibilit&amp;agrave; di un rapporto preliminare di conoscenza dell&#039;altro. Come nel caso delle istituzioni, ad esempio,&amp;nbsp; dei loro rappresentanti e del loro operato anche se democraticamente questo conferimento della&amp;nbsp; fiducia&amp;nbsp; avviene attraverso&amp;nbsp; forme pubbliche di consenso come il voto, i giuramenti, ecc. E ci sarebbe molto da dire su come, negli anni, questo rapporto di fiducia tra eletti ed elettori dei governi democratici occidentali sia stato pi&amp;ugrave; volte tradito, a volte senza che nessuno sia mai stato sfiduciato davvero ma lasciando che i traditori rientrassero dalla porta di servizio.
Fatto sta che quotidianamente ci troviamo costretti a dare fiducia a molte persone senza che talvolta sia possibile conoscere meglio chi abbiamo di fronte. Pensate ai commercianti, ad esempio. Quante volte entriamo in un negozio fidandoci del commesso e di quella che dovrebbe essere la sua competenza? Se molti&amp;nbsp; enti commerciali puntano su un rapporto di trasparenza con il cliente, altri invece ignorano ogni etica del commercio (ma esiste davvero?) e propongono prodotti spesso di scarsa qualit&amp;agrave;, non a norma o descritti in maniera falsa e tendenziosa, spesso tralasciando informazioni sulla loro pericolosit&amp;agrave;. Per molti commercianti, ma non per tutti, il cliente &amp;egrave; un pollo da spennare. Va raggirato, circuito,&amp;nbsp; sedotto, ammaliato. Siete mai entrati in un negozio di abbigliamento con l&#039;intenzione di comprare solo quella bella maglietta che avevate visto in vetrina e, grazie agli ammiccamenti e alle ottime qualit&amp;agrave; fisiche e verbali della commessa, ve ne siete usciti con met&amp;agrave; della collezione autunno/inverno? Vendere, vendere, vendere &amp;egrave; l&#039;imperativo categorico dei nostri tempi che si rispecchia nel comprare, comprare, comprare professatoci giorno e notte dal marketing e dalla pubblicit&amp;agrave;. Molti nel settore la vedono come una guerra senza esclusione di colpi, e in qualche modo il capitalismo si sta davvero risolvendo in una sublimazione degli antichi conflitti tribali dove il pi&amp;ugrave; forte e spietato sopravviveva alle spalle del pi&amp;ugrave; debole. Le armi di oggi non sono pi&amp;ugrave; la lancia e la spada ma il denaro e la menzogna.
Le frodi vere proprie, poi, sono all&#039;ordine del giorno e i mass media amplificano ulteriormente il senso di insicurezza e sfiducia che affligge non poche persone. La diffidenza aumenta, il sospetto e la paura del raggiro anche. Quali conseguenze avr&amp;agrave; tutto questo?
Qualche settimana fa ho avuto modo di vedere un film molto bello, &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=44794&quot;&gt;Il destino di un guerriero&lt;/a&gt;, ambientato nella Spagna del &#039;600, quando gran parte degli uomini girava armata e passeggiare la notte nei vicoli bui e abbandonati diventava un mestiere abbastanza pericoloso. Incontrare qualcuno voleva dire correre immediatamente con la mano all&#039;elsa della spada e sondare negli occhi dell&#039;altro le pi&amp;ugrave; o meno dichiarate intenzioni di guerra o di pace. Tempi difficili, in cui si moriva per un nulla, guardandosi sempre le spalle, attenti a non fare la fine del coniglio. Non era un bel vivere, ci posso scommettere e nemmeno il nostro sta diventato poi tanto piacevole. Provate a farci caso: ogni volta che qualcuno vi offre o vi propone qualcosa di vantaggioso la domanda &amp;egrave; quasi sempre la stessa: dov&#039;&amp;egrave; la truffa? Perch&amp;eacute; fin da piccoli vi hanno insegnato che nessuno vi regaler&amp;agrave; mai niente per niente, imparando molto presto a diffidare dal gatto e la volpe. E in un certo senso va bene cos&amp;igrave;: i truffatori ci sono sempre stati. Il problema &amp;egrave; che oggi molte truffe sono legalizzate o si muovo sotto una parvenza di legalit&amp;agrave;. Le cause civili intentate da consumatori e associazioni dei consumatori sono innumerevoli. Spesso, a salvarci &amp;egrave; l&#039;intuito, l&#039;istinto, quella puzza che avvertiamo davanti a quell&#039;offerta apparentemente cos&amp;igrave; conveniente. L&#039;ingenuo &amp;egrave; carne facile a questo mondo. Lo &amp;egrave; sempre stato. Ma forse, in uno stato diritto, ogni individuo ha il diritto di esigere trasparenza e verit&amp;agrave; anzich&amp;eacute; menzogna e raggiro e pene vere per chi abusa della fiducia altrui, un bene troppo prezioso per essere mortificato in questo modo.&lt;/p&gt;
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      <description>&amp;quot;Quando si&amp;nbsp;esalta l&#039;ambizioso
il popolo contende e compete.
Quando si commerciano e si esaltano i beni esotici,
nasce il desiderio di rubare.
Quando i desideri vengono costantemente stimolati
il popolo diventa inquieto e&amp;nbsp;confuso.

Quindi, il saggio si pone come esempio
svuotando la mente,
aprendo il cuore,
calmando le&amp;nbsp;ambizioni,
abbandonando i desideri,
coltivando il carattere.
Avendo superato brame e astuzie,
non pu&amp;ograve; essere manipolato da nessuno.

Fai col non-fare*
agisci col non-agire*.
Permetti all&#039;ordine di sorgere da solo.&amp;quot;
&lt;p align=&quot;right&quot;&gt;Lao-Tzu, Tao Te Ching, edizione Oscar Mondadori&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;left&quot;&gt;*In cinese wu-wei, ovvero l&#039;azione che non ha come scopo n&amp;egrave; il male n&amp;egrave; la beneficenza, l&#039;azione che non cerca il proprio tornaconto, l&#039;azione che non nutre ambizioni egocentriche, che non opera secondo intenzioni recondite n&amp;egrave; aspettative, l&#039;azione naturale, spontanea, non condizionata&amp;quot; (dalla postfazione di Claudio Lamparelli)&lt;/p&gt;
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