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    <title>IndieCultura</title>
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    <description>http://indiecultura.splinder.com&lt;br/&gt;Feed by &lt;a href='http://www.blogitalia.it'&gt;www.BlogItalia.it&lt;/a&gt;</description>
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      <description>&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://img234.imageshack.us/img234/7601/deereh7.jpg&quot; /&gt;


Deerhoof - Offend Maggie (Kill Rock Stars) &amp;ndash; indierock, alt-pop - ***1/2



La band di San Francisco, pi&amp;ugrave; in forma che mai, dopo circa un anno di distanza dal precedente Friend Opportunity, ritorna per proporre un nuovo affascinante album. Il quartetto capitanato da Satomi Matsuzaki (bassista, voce fanciullesca&amp;hellip;) realizza quattordici tracce di gradevole sperimentazione indie. La linea melodica, certamente pi&amp;ugrave; presente che nel passato, interagisce con giochi introversi. Incontri fra loop, on e off, interferenze noise, cantilene teen, funky wave su tappeti volanti post-rock, una giostra di vivacit&amp;agrave; aggressiva dove &amp;egrave; difficile non restare coinvolti. In questo paesaggio ritroviamo canzoni come The Tears And Music Of Love, ottima track d&amp;rsquo;apertura di pura espressione indierock, l&amp;rsquo;ossessionante e originale alterative pop di Basket Ball Get Your Groove Back, l&amp;rsquo;adrenalinica Eaguru Guru, la provocatoria e sperimentale noisetronica This is God Speaking, e per ultima la mutevole e visionaria Jagged Fruit. Un disco molto piacevole, consigliato.

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      <description>&lt;img src=&quot;http://img81.imageshack.us/img81/1442/pskh8.jpg&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;



Psapp - The Camel&#039;s Back (Domino) &amp;ndash; folktronic, pop - ***1/2



Dietro il nome Psapp si nascondono due talentuosi artisti inglesi, Carim Clasmann (chitarrista, produttore) e Galia Durant (voce, tastiera, violino). Il duo in passato &amp;egrave; divenuto famoso per aver prestato delle canzoni al mondo dei telefilm americani di successo. Sono inoltre noti per aver sviluppato un certo tipo di pop elettronico.&amp;nbsp; The Camel&amp;rsquo;s Back, il loro terzo disco, appare fin dai primi ascolti un lavoro ben riuscito, ricco di stile, probabilmente pi&amp;ugrave; sobrio rispetto al passato. Un album pi&amp;ugrave; maturo, ma non per questo meno originale, indubbiamente differente. L&amp;rsquo;impronta elettronica appare cos&amp;igrave; meno invadente ma sofisticata, ricca di campionamenti, glitch, effetti micro, suoni di tastiere giocattolo, apparentemente pi&amp;ugrave; minimale, lasciando spazio ad un lato acustico e folk, all&amp;rsquo;incontro con la tradizione. Splendida la voce di Galia, perfettamente in sintonia con lo stile. Tra le canzoni spicca Somewere There Is A Record Of Our Actions. Decisamente un buon disco.

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Women &amp;ndash; Women (Jagjaguwar) &amp;ndash; noisepop, lo-fi - ***1/2



Primo ed omonimo album per il quartetto canadese Women, trenta minuti di pura e ribelle espressione artistica, distorsione e contaminazione in scenari lo-fi, dove apprezzabili melodie pop abbracciano incontrollate aggressivit&amp;agrave; noise. Provate ad immaginare i Jesus and Mary Chain insieme ai Pavement e ai Love. Proposto inizialmente solo per il mercato canadese dall&amp;rsquo;etichetta Flemish Eye, questo disco, dopo pochi mesi, &amp;egrave; stato scoperto e riproposto ad un pubblico pi&amp;ugrave; largo dall&amp;rsquo;etichetta Jagjaguwar. La registrazione, volutamente vintage e in bassa definizione, &amp;egrave; ad opera di Chad VanGaalen. La prima canzone &amp;egrave; Cameras, un intro che lascia apprezzarsi gi&amp;agrave; da subito, un garage pop della durata di un solo minuto. Con Lawncare sembra di sentire i pi&amp;ugrave; noti Animal Collective, con Woodbine abbiamo un ambient dalle sfumature quasi impercettibili. Qualche traccia pi&amp;ugrave; avanti troviamo Group Transport Hall, in vero stile anni sessanta, con Flashlights il rumore acquista una grande dignit&amp;agrave;. Da giudicare solo dopo ripetuti ascolti, un disco di carattere.


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      <description>&lt;p align=&quot;center&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://img519.imageshack.us/img519/5650/islandsge5.jpg&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;center&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;center&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Islands - Arm&#039;s Way (Anti) - indiepop, experimental&amp;nbsp; -&amp;nbsp; ***1/2
&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;C&amp;rsquo;era una volta in Canada, a Montreal, una indie band conosciuta nella scena per le sue grandi qualit&amp;agrave;, gli Unicorns. Un brutto giorno, come spesso accade, il gruppo si sciolse. Dalle ceneri nacquero gli Islands, e dei vecchi tre componenti, abbandonato Alden Ginger, rimasero Nicholas Thorburn (alias Nick Diamonds; voce, chitarra, tastiere) e Jaime Thompson (alias J&#039;aime Tambeur; batteria). Dall&amp;rsquo;anno della formazione, il 2005, diversi altri nomi hanno preso parte al progetto, sia nella registrazione dei brani che nei live, tra i quali vi sono Alex and Sebastian Chow, Jim Guthrie e i rapper Subtitle and Busdriver. Dopo il debutto nel 2006 con Return To The Sea, un album molto gradevole e ricco di sperimentazioni, il nuovo, Arm&amp;rsquo;s Way, vede cambiare in parte la formula e gli ingredienti che rendevano unica e magica la loro musica. Meglio? Peggio? Chi pu&amp;ograve; dirlo, dipende dai gusti. Di certo si possono notare le contaminazioni psychspacepop di tipo Mercury Rev, la presenza di strumenti orchestrali e una leggera perdita di quel lato giocoso che contraddistingueva la band. Bene, nonostante il cambio&amp;hellip;.&lt;/p&gt;
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      <description>&lt;p align=&quot;center&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://img371.imageshack.us/img371/3097/electriccn0.jpg&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;center&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;center&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Electric President - Sleep Well (Morr Music) - indietronica, synthpop - ***1/2&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Alex Kane e Ben Cooper (anche noto come Radical Face), entrambi provenienti da Jacksonville, Florida, suonavano insieme gi&amp;agrave; dal 2000, ma fu soltanto nel 2004 che decisero di dare un nome a quel progetto,che nel frattempo si era evoluto, e di registrare (in casa) delle tracce da proporre in una possibile uscita discografica. Nel 2006, finalmente, &amp;egrave; arrivato il disco omonimo d&amp;rsquo;esordio ed &amp;egrave; stato subito seguito da un buon riscontro di pubblico e critica, indubbiamente meritato. Ora, dopo due anni, arriva una nuova grande prova, sempre per l&amp;rsquo;etichetta tedesca Morr Music. I due provano cos&amp;igrave; a fare qualcosa di egualmente valido rispetto al passato e probabilmente ci riescono. Sogni leggeri e delicati, ovattati, incontrano paure, ansie, disturbi di ogni sorta e genere&amp;hellip;, il loro concept album dedicato al sonno (vedi titolo), &amp;egrave; come una colonna sonora degli stati d&amp;rsquo;animo notturni. Dodici tracce di originale synthpop con un buon livello sia vocale che strumentale.&lt;/p&gt;
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      <description>&lt;img src=&quot;http://img72.imageshack.us/img72/2961/nounsot6.jpg&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;



No Age &amp;ndash; Nouns (Sub Pop) - hardcore, noise, shoegaze - ***1/2 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Un vortice di violenta e rumorosa energia si abbatte sull&amp;rsquo;etichetta Sub Pop, arriva Nouns, il nuovo disco dei No Age, un duo proveniente da Los Angeles e composto rispettivamente da Randy Randall (chitarra) e Dean Spunt (batteria e voce), entrambi ex membri della band hardcore Wives. In un miscuglio di stili che vanno dal punk-hardcore allo shoegaze, dal noise-rock al lo-fi, le somiglianze sonore nascono spontanee riportando alla mente band del passato come My Bloody Valentine, H&amp;uuml;sker D&amp;uuml; e Sonic Youth, o i pi&amp;ugrave; recenti Times New Viking. Certo, con le dovute differenze&amp;hellip;, come ho gi&amp;agrave; detto i No Age sono soltanto in due. Tra le band underground californiane pi&amp;ugrave; promettenti degli ultimi anni, dopo aver seminato il disordine in numerosi club ed essersi fatti notare col precedente Weirdo Rippers (edito da Fat Cat Records), il duo ha visto aumentare la propria notoriet&amp;agrave; anche grazie ad articoli positivi della critica comparsi su tabloid come il New Yorker o il Los Angeles Times. Un Buon disco, consigliato.&lt;/p&gt;
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      <description>&lt;img width=&quot;171&quot; height=&quot;171&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;http://img356.imageshack.us/img356/5862/tiedgc2.jpg&quot; /&gt;



&lt;p align=&quot;center&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Tied &amp;amp; Tickled Trio - Aelita (Morr Music / Wide) - electronica, post rock - ***1/2&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Nel 1994,&amp;nbsp; Markus e Micha Acher, gi&amp;agrave; conosciuti al pubblico come componenti dei Notwist, fondarono i Tied &amp;amp; Tickled Trio. L&amp;rsquo;intento, probabilmente, era quello di creare un nuovo progetto musicale che coniugasse la tradizione kraut degli anni &amp;rsquo;70 al pi&amp;ugrave; recente post-rock di area Chicago. Con l&amp;rsquo;aiuto di altri musicisti importanti e con la voglia di sperimentare (potremmo parlare di avanguardia) nei loro dischi hanno abbracciato spesso lo stile classico, rivelando una certa natura jazz. L&amp;rsquo;ultimo loro album, Aelita, ci trasporta inesorabilmente in paesaggi immaginari, la delicatezza e la calma accompagnano le suggestioni e i sogni pi&amp;ugrave; remoti, suoni di strumenti &amp;nbsp;classici e un consapevole uso dell&amp;rsquo;elettronica per ambienti decadenti e strade avvolte nell&amp;rsquo;ombra, nuove dimensioni. Aelita &amp;egrave; anche il nome di tre brani all&amp;rsquo;interno dell&amp;rsquo;album, tracce legate da un filo sottile. I riferimenti alla letteratura russa degli anni 20, che ritroviamo nella scelta dei titoli, costituiscono la chiave per comprendere meglio l&amp;rsquo;idea. Un buon disco.&lt;/p&gt;
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      <description>&lt;img width=&quot;171&quot; height=&quot;171&quot; src=&quot;http://img227.imageshack.us/img227/6660/shapesuk6.jpg&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;



&lt;p align=&quot;center&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Shapes And Sizes - Split Lips, Winning Hips, A Shiner (Asthmatic Kitty / Audioglobe) - indierock - ***1/2 &lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Dalla sconfinata e fruttuosa indie terra del Canada, ecco spuntare fuori un altro nome interessante. Gli Shapes And Sizes giungono al loro secondo disco a circa un anno di distanza dal debutto omonimo, ci propongono quattordici tracce di coinvolgente e mirabile indierock. Il quartetto &amp;egrave; capitanato da Caila Thompson-Hannant, la sua splendida voce (agitata in certi momenti, pi&amp;ugrave; delicata in altri) si sposa con la musica in maniera del tutto naturale. Oltre a Caila (tastiera e voce), ci sono Rory Seydel (anche lui voce, chitarra), John Crellin (batteria) e Nathan Gage (basso). All&amp;rsquo;interno di questo disco ritroviamo brani come Alone/Alive, la track d&amp;rsquo;apertura, dove Caila mostra in modo esplicito lo sdoppiamento di personalit&amp;agrave;. In The Taste in My Mouth si pu&amp;ograve; scorgere la calma, anche se apparente, in The Long Indifference ed in Piggy, invece, spazio dedicato alla distorsione. Un album completo, ricco di sfumature e contaminazioni, dagli aspetti spesso imprevedibili, una prova di qualit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
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      <description>&lt;img width=&quot;171&quot; height=&quot;171&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;http://img412.imageshack.us/img412/5421/montagst7.jpg&quot; /&gt;




Montag &amp;ndash; Going Places (Carpark / Audioglobe) - indietronica - ***1/2


&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Nuovo disco per il canadese Antoine B&amp;eacute;dard, nato e cresciuto in Quebec, ma attualmente a Vancouver, conosciuto al pubblico con il nome di Montag. Con questa nuova prova, come in passato, rimaniamo nell&amp;rsquo;ambito dell&amp;rsquo;indietronica e del synthpop, la novit&amp;agrave; risiede nell&amp;rsquo;importante numero di ospiti coinvolti nel progetto, personaggi abbastanza noti della scena musicale alternativa. Ospite &amp;egrave; quindi Owen Pallet (in arte Final Fantasy), cos&amp;igrave; come Anthony Gonzales (degli M83), Amy Millan (Stars), Victoria Legrand (Beach House), Au Revoir Simone, ecc.. &amp;nbsp;Il disco sembra ben riuscito, d&#039;altronde lo sappiamo, Antoine B&amp;eacute;dard &amp;egrave; un professionista, e poi, con un gruppo cos&amp;igrave; ben composto, sarebbe stato davvero un peccato preparare un lavoro non all&amp;rsquo;altezza. Unica critica, suona quasi come una compilation di artisti vari (appunto), &amp;egrave; assente un fil rouge, un leitmotiv, un continuum, quasi come provocazione. Possiamo allo stesso tempo dire che &amp;egrave; un disco ben costruito, curato ed indubbiamente piacevole.&lt;/p&gt;

 
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      <description>&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://img58.imageshack.us/img58/3813/electrelaneks9.jpg&quot; /&gt;



&lt;p align=&quot;center&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Electrelane - No Shouts, No Calls (Beggars Banquet/ Too Pure) - indierock - ***1/2 &lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Quarto disco per la band indie di Brighton. Le Electrelane sono quattro ragazze capaci di suonare nei modi pi&amp;ugrave; diversi, ne sono testimonianza i loro album, tutti in qualche modo differenti. Il passaggio attraverso i generi ed i repentini cambi di direzione le hanno portate a passare nel tempo dal garage all&amp;rsquo;indiepop, dal kraut al post-rock, senza per&amp;ograve; perdere mai e in nessun modo la propria identit&amp;agrave;. Registrato quest&amp;rsquo;estate a Berlino, No Shouts, No Calls sembra voler esprimere un indierock, a tratti pop, dai risvolti malinconici,&amp;nbsp; perfetta armonia dei suoni ed un equilibrio a volte spiazzante, molto lontano dalle improvvisazioni in presa diretta del precedente Axes (2005). La magnifica To The East sembra la canzone perfetta, con tanto di cori e ritornello accattivante, in Between The Wolf And The Dog, invece, troviamo pi&amp;ugrave; spazio per la sperimentazione con passaggi vicini alla psichedelia. Un songwriting pi&amp;ugrave; maturo ed uno spirito pi&amp;ugrave; pacato (ma comunque folle) in un disco affascinante.&lt;/p&gt;
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